Padre Donato De Piccoli

 

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Piazza S. Giovanni Bosco di Bosco S. Ippolito

www.arkheweb.it - Sito ufficiale di "Arkhé" Associazione Culturale dello Ionio - Bosco S. Ippolito, Bovalino (RC)

Padre Donato a Bosco S. Ippolito di Bovalino

   Era stato nominato parroco nel lontano 1974.  Con lui ebbero inizio i lavori per la costruzione della Chiesa di S. Martino con annesso il piccolo teatro e l’asilo, oggi gestito dal comune di Bovalino.  Il progetto per una nuova chiesa a Bosco S. Ippolito era stato redatto con l’apporto di alcuni membri dell’ufficio tecnico comunale e per la sua realizzazione era stata preventivata una spesa pari a 170 milioni di lire. Una cifra esorbitante se si consideravano le disponibilità economiche e finanziarie della piccola comunità ippolitese la quale doveva rimboccarsi le maniche e sobbarcarsi le spese necessarie alla realizzazione dell’intera opera.

   In un documento risalente all’anno 1978, reperito presso l’archivio della stessa Chiesa parrocchiale, si legge: “In quel periodo a Bosco S. Ippolito c’era già un ufficio postale, l’illuminazione pubblica, l’acqua potabile ma per i fedeli non esisteva un luogo sacro degno di essere considerato tale”.  Fu così che il nuovo parroco si rivolse all’allora Vescovo della Diocesi Locri-Gerace, Ecc. Mons. Francesco Tortora, esponendo il suo ambizioso progetto.  Pare che in quella occasione, nel corso di un breve colloquio in cui erano presenti alcuni rappresentanti della comunità ippolitese, Sua Eccellenza abbia chiesto all’umile frate: “Tutti quei soldi, Padre, dove li prenderà, dato che sono sicuro che non ce li ha?” E il frate sorridente rispose: “Non solo non ho quei soldi, Eccellenza, ma ho già trecentomila lire di debito”.

   In realtà quelle trecentomila lire erano state spese da Padre Donato per lavori di ristrutturazione di una vecchia chiesetta situata in un seminterrato.  Un ambiente umido, con il pavimento a pezzi e le pareti annerite dal fumo di due candelabri posti ai lati di un piccolo tavolo che fungeva da altare, dove ogni domenica veniva celebrata la S. Messa. “Comunque, se lei mi darà il placet per la costruzione della nuova Chiesa e soprattutto la sua benedizione –continuava fiducioso il frate nel suo breve colloquio con il Vescovo– vedrà, ci riuscirò, ne sono sicuro.  Io e miei parrocchiani arriveremo sicuramente in alto”.  L’altezza a cui il frate ironicamente alludeva era quella del campanile che, secondo quel maestoso progetto, doveva innalzarsi per ben 27 metri

   Fu così che il “18 gennaio del 1975” Padre Donato, con a seguito un gruppo di giovanissimi di Bosco, dava inizio ai lavori per la costruzione della nuova Chiesa.  E’ quanto riferisce un diario sul quale venivano minuziosamente annotate gli avvenimenti principali della giornata, nonché le curiose disavventure di coloro che, pur non essendo del mestiere, partecipavano ugualmente ai lavori improvvisandosi muratori e carpentieri.  “Fa tenerezza –si legge ancora nel diario– vedere quelle piccole creature lavorare sodo per realizzare le fondamenta della nuova Chiesa e, assieme a loro, Padre Donato che qualche volta s’arrabbia e qualche volta si commuove alla vista di quell’inconsueto spettacolo”.

   Fatto strano e ancor più curioso, è che solo nel febbraio del 1977, il sindaco Dott. Vincenzo Mallamo, considerato il parere favorevole degli organi competenti, concedeva la famosa “autorizzazione a costruire”.  Come dire: si fa prima a costruire la nuova Chiesa che ad avere le carte in regola per poter dare inizio ai lavori, disperdendo così tempo prezioso dietro alle inadempienze e grettezze della burocrazia.  Di questo Padre Donato ne era più che convinto.  Infatti, ancor prima della fine dell’anno, i lavori erano stati ultimati e la notte di Natale del 1977 Mons. Tortora, condividendo l’entusiasmo della popolazione e soprattutto quello dei giovani che per l’occasione avevano dato vita ad una grande festa, presenziò il rito di benedizione della nuova Chiesa che fu battezzata come “Basilica di S. Martino”.

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   Fu un momento importante nella vita non solo religiosa ma anche morale e civile di quella borgata.  “Per noi fu un grande giorno –ricordano con orgoglio molti ippolitesi– in quel momento provammo tutti la stessa felicità e una grande soddisfazione nel vedere conclusa quell’opera alla quale ognuno di noi aveva dato il proprio contributo.  Qualcosa di molto importante era successo e improvvisamente tutti noi ci sentimmo legati da un unico grande desiderio: aiutare il grande Padre e costruire insieme il futuro di Bosco S. Ippolito”.  Così alcuni anni dopo, sotto l’instancabile guida di Padre Donato, venivano avviati i lavori per la costruzione di un asilo dotato di varie attrezzature per il divertimento e l’educazione dei più piccoli.

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   Non è esagerato affermare che alla figura e all’operosità eccelsa di Padre Donato sia legato un pezzo importante della storia di Bosco S. Ippolito.  Spirito intraprendente e instancabilmente determinato, animato da una grande fede in Dio e da un profondo rispetto per i suoi amati fedeli, la sua opera appare oggi come inconfondibile manifestazione di una volontà quasi divina. Durante i suoi ventiette anni di permanenza a Bosco S. Ippolito, Padre Donato è stato artefice di numerose e importanti opere fra cui ricordiamo, oltre a quelle già citate, l’altare dedicato alla Madonna di Lourdes, la piccola Chiesa di Belloro; la piazza S. Giovanni Bosco con al centro la statua del Santo protettore dei giovani.

   Su questa piazza, divenuta ormai simbolo dell’amicizia, della pace e della fratellanza, i giovani ricordano con affetto le parole, i consigli e il volto sorridente di quell’umile frate francescano.

 

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Chiesa di S. Martino di Bosco S. Ippolito

 

 

Interno della Chiesa di S. Martino